Con questo articolo continuiamo ad affrontare la questione degli stereotipi sul marketing, analizzando uno di quelli più radicati, un concetto trito, ritrito e superficiale: chi fa marketing è disonesto.

L’arma più efficace per debellare questo luogo comune è la definizione stessa di marketing, per la quale scomodiamo Wikipedia: “Il marketing comprende tutte le azioni aziendali riferibili al mercato destinate alla vendita di prodotti o servizi, considerando come finalità il maggiore profitto”. Tradotto significa che il marketing altro non è che la pianificazione della propria attività imprenditoriale, in modo analitico, per ottenere un guadagno.

Dov’è la disonestà?

Forse la disonestà si lega al concetto stesso di guadagno? Ma, riflettiamo: il caffè al bar sotto casa lo paghi 80 centesimi, un euro nella peggiore delle ipotesi. Ovviamente al barista non costa così tanto; semplicemente ci guadagna, com’è giusto che sia.

Il ruolo del marketing è semplicemente quello di approfondire questo concetto di guadagno. Il barista così potrà produrre un caffè che piaccia di più a un determinato target di clienti, che quindi sceglierà il suo bar e sarà disposto a spendere di più per avere proprio quel caffè!

Immaginiamo ad esempio un locale vicino ad una galleria d’arte. Sarà frequentato da gruppi di artisti che, ad ora di pranzo, un po’ come tutti, hanno voglia di un caffè. Questi artisti, però, hanno dei gusti particolari; cercano un caffè aromatizzato. Il marketing aiuterà semplicemente il nostro barista a capire quale sia il caffè più adeguato a loro (che sia allo zenzero, al cardamomo o alla vaniglia) e a venderglielo.

Il barista sperimenterà nuove miscele e otterrà due risultati: caffè più apprezzati per i clienti e portafoglio più pieno per lui.

Non sembra particolarmente disonesto come approccio.

Per gli alberghi il discorso non cambia.

Ipotizziamo che tu cerchi sempre su Facebook pagine dedicata alla nostalgica musica anni ’80. Fantastico, i Guns N’ Roses danno un concerto a Milano fra tre mesi. Prima ancora che inizi a cercare su booking l’albergo in cui alloggiare ti ritrovi di prima mattina un post sponsorizzato di un hotel che ti ricorda del concerto, ti invita a soggiornare da lui e ti offre uno sconto sulla prevendita.

Si potrebbe dire che stanno lucrando sui tuoi gusti musicali ma… ma tu al concerto non ci saresti andato ugualmente, alloggiando in un albergo? Semplicemente loro, grazie al marketing, sono stati più svegli degli altri e tu vivrai il concerto che aspettavi da una vita.

 

Forse però questo stereotipo sulla disonestà è ancora più insidioso, quasi subdolo; non si ferma ad una questione economica, ma sconfina nei valori etico-morali.

Chi fa marketing è disonesto perché convince le persone a fare ciò che vuole lui, agendo sulla loro mente e strumentalizzandola. No, non abbiamo la capacità di ipnotizzare la gente.  Abbiamo però la possibilità di interagire con la mente dei nostri clienti, capendo le loro esigenze e offrendo soluzioni. Cerchiamo di vincere questo stereotipo tornando agli esempi di prima.

È vero, indiscutibilmente, hanno “letto” nella mente dei nostri artisti che vogliono un caffè “speciale” e in quella del nostro appassionato di musica che sarebbe andato al concerto.

E così hanno guadagnato barista e albergatore…

Si, ma non hanno detto loro a quelle persone che devono preferire un caffè speziato, né tanto meno hanno costretto nessuno ad innamorarsi dei Guns N’ Roses. Semplicemente hanno solo compreso le esigenze dei rispettivi clienti appagandole, attraverso studio e creatività, e così facendo hanno superato i loro concorrenti.

Sono stati più bravi.

Insomma, la morale della favola è quella di sempre: non puntate su un prodotto buono per tutti, cercate invece di comprendere le esigenze dei vostri clienti, studiatele, spremetevi le meningi e infine preparate la “miscela” giusta per loro.

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